Rapport : Arts, Réel et Psychanalyse

Version Originale (version francaise)

Seminario GEPG a Grenoble,
ARTS, REEL ET PSYCHANALYSE, sabato 03 e 04 giugno 2023
Rapporto di Franco Quesito

Mi approccio a scrivere un “rapporto”, cioè qualcosa intorno al mio ascolto dell’intenso Seminario che gli amici dell’associazione GEPG di Grenoble, nel giugno 2023 con il titolo impegnativo Arts, Reel et Psychanalyse, hanno promosso e, essendo trascorsi oramai molti mesi da quell’ “allora”, oltre che aver perduto i minuscoli appunti di quella mattina, che scrissi velocemente per condurre il mio “intervento a braccio”, ora mi ritrovo a riflettere “aprés coup” per scrivere il testo che mi viene chiesto “breve”.

Ecco, allora, che la prima cosa che desidero dire è del piacere d’aver partecipato a questo seminario, che è stato complesso nella sua organizzazione, ma che ha saputo ricevere tutti noi, con i nostri diversi linguaggi. Lo sforzo per tradurre i nostri diversi contributi e renderli comprensibili a tutti i presenti, oltre che a quanti erano collegati tramite zoom è stato davvero importante e desidero darne un evidente merito agli amici di Grenoble e inoltre a Radjou Soundaramourty di Analyse Freudienne, che ha messo a disposizione la piattaforma zoom della sua associazione. Detto dei ringraziamenti e della piacevolezza di quel seminario, “facciamo l’impresa” di riprenderne i temi.

L’impegno del titolo, cioè il legame tra arte, reale e psicoanalisi è stato declinato da tutti i cartel sull’interpretazione dell’arte e dell’artista, tanto da proporre l’immagine di uno psicoanalista artista nella sua posizione di traduttore dell’immaginario dell’analizzante come produttore d’arte.

Potremmo usare quale introduzione di questa riflessione un piccolo pezzetto del brano che il pittore Cavaradossi canta nell’aria Recondita armonia della Tosca di Puccini: L’arte nel suo mistero le diverse bellezze insiem(e) confonde. Desidero dire, appunto, che tutti i relatori hanno portato la loro visione dell’opera dell’arte, sia partendo dalla sua struttura costitutiva, che nelle sue diverse declinazioni. È così che i colleghi si sono occupati di parlare di psicoanalisi attraverso il cinema, la pittura, la scrittura, la musica, il teatro, la poesia e aggiungo, non ultima, vi trovo anche la danza. Un gruppo ha voluto parlarne nel recupero dell’arte al femminile: cosa troviamo nelle opere di queste artiste? Un modo di dare forma a cosa? (Le artiste donne) Esploratrici del movimento, trasformano la materia in modo che gli altri che guardano, leggono o ascoltano ne siano trasformati… Cosa possiamo dire, che non sia psicoanalisi applicata, ma che metta in parole ciò che ci cattura in queste opere? Trovo negli abstract dei cartel delle riflessioni che potremmo estendere un po’ a tutti i tratti dell’opera dell’arte: il poema apre la strada alla possibilità di un enunciato, dove « le cose non cessano mai di essere non dette » è sostituito dalla voce del poema, dalla passione, dall’invocazione del canto poetico. È l’occasione per riposizionare l’interpretazione analitica come un « interdetto » tra legge e desiderio, tra l’impossibile e il necessario; produrre un « canto poetico » è una spinta necessaria che non lascia scelta, un’urgenza. Questo vale per quel dire poetico che diventa detto che attiene all’opera dell’arte o, meglio, dei suoi artisti. E ancora: l’arte interpella lo psicoanalista nel registro della trasmissione attraverso il discorso, del cogliere il reale attraverso parole e immagini. L’arte, con il suo potere di enigma, diventa un indice del reale, laddove il discorso analitico a volte, e per un certo periodo, non ha più la sua parte di enigma da risolvere. Desidero ricordare, inoltre, la lettura del travaglio di Kafka che ci ha presentato Albert Maitre. Altrove ci si è riferiti alla musica come elemento dell’inizio della tragedia greca, quale elemento prelinguistico fondatore dello stesso scambio linguistico. Così, nel teatro e nel cinema, luoghi eminentemente creativi, si continua a mettere in scena la tragedia umana. Ogni spettatore riscrive la commedia, così come viene recitata per lui. Questi luoghi d’arte sono sopravvissuti nel tempo offrendo ospitalità a tutti. Tuttavia, accade, nei momenti di grazia, di fronte all’arte, che l’enigma della percezione e delle sensazioni ci porti in prima fila nel corpo, per ascoltarlo. Emerge anche a volte sul palcoscenico del divano, quando analista e analizzando, impregnati di transfert, si offrono a ciò che tra loro può essere creato o ricreato. Gli artisti a più riprese e in modi i più differenti hanno reso esplicita questa visione nella loro poetica e a noi tocca prendere atto che tanta sensibilità significa altresì una capacità descrittiva di un essere umano parlante in perpetua crisi. Resta, ultimo, ma non ultimo, il lavoro del cartel che ha fatto luce sulla situazione deficitaria della psicoanalisi nella legislazione di alcuni paesi europei e, anche qui, riconosciamo, noi che viviamo in Italia, come la sopravvivenza della psicoanalisi, a volte è legata, al lavoro degli artisti che, parlandone nelle loro opera, la ricollocano nell’immaginario pubblico dei loro lettori e si fanno carico, nella loro narrativa, di far esistere realmente la psicoanalisi e diventano induttori della resistenza della psicoanalisi in paesi in cui essa esiste, nella cultura quotidiana, solo sotto forma di terapia, o proprio il sintomo della sua assenza.

Ci piace chiudere ripresentando quella “lucida” poesia Soldati di Giuseppe Ungaretti che portammo a Grenoble come esempio potente della rappresentatività metaforica propria dell’arte e della sua possibilità di superare anche la comunicatività del linguaggio, ma restando entrambi assolutamente necessari per vivere nel reale: Si sta/Come d’autunno/Sugli alberi/Le foglie

Franco Quesito



Version Française (version originale)

Seminaire du GEPG a Grenoble,
ARTS, REEL ET PSYCHANALYSE, samedi 3 et 4 juin 2023
Rapport de Franco Quesito

Je m’apprête à rédiger un « rapport », c’est-à-dire quelque chose sur mon écoute de l’intense Séminaire que les amis de l’association GEPG de Grenoble, en juin 2023 sous le titre ambitieux Arts, Reel et Psychanalyse, ont promu et, étant donné qu’il s’est écoulé de nombreux mois depuis ce « temps-là », et ayant perdu les petites notes de cette matinée, que j’ai rapidement prises pour mener mon « intervention à l’improviste », je me retrouve maintenant à réfléchir « après coup » pour écrire le texte qui m’est demandé « bref ».

Alors, la première chose que je tiens à dire est le plaisir d’avoir participé à ce séminaire, qui a été complexe dans son organisation, mais qui a su nous accueillir tous, avec nos différents langages. L’effort pour traduire nos différentes contributions et les rendre compréhensibles à tous les présents, ainsi qu’à ceux qui étaient connectés via Zoom, a été vraiment important et je tiens à rendre hommage aux amis de Grenoble et également à Radjou Soundaramourty de Analyse Freudienne, qui a mis à disposition la plateforme Zoom de son association. Après avoir exprimé mes remerciements et la convivialité de ce séminaire, « prenons l’entreprise » de reprendre ses thèmes.

L’engagement du titre, c’est-à-dire le lien entre l’art, le réel et la psychanalyse, a été abordé par tous les intervenants sur l’interprétation de l’art et de l’artiste, au point de proposer l’image d’un psychanalyste artiste dans sa position de traducteur de l’imaginaire de l’analysant en tant que producteur d’art. Nous pourrions utiliser comme introduction à cette réflexion un petit morceau du texte que le peintre Cavaradossi chante dans l’aria « Recondita armonia » de « Tosca » de Puccini : L’art, dans son mystère, mélange les différentes beautés ensemble. Je tiens à dire, en effet, que tous les intervenants ont apporté leur vision de l’œuvre d’art, que ce soit en partant de sa structure constitutive ou dans ses différentes déclinaisons.

C’est ainsi que les collègues se sont penchés sur la psychanalyse à travers le cinéma, la peinture, l’écriture, la musique, le théâtre, la poésie et j’ajoute, non des moindres, j’y trouve aussi la danse. Un groupe a voulu en parler dans la récupération de l’art au féminin : que trouvons-nous dans les œuvres de ces artistes ? Une manière de donner forme à quoi ? (Les artistes femmes) En tant qu’exploratrices du mouvement, elles transforment la matière de telle sorte que ceux qui regardent, lisent ou écoutent en soient transformés… Que pouvons-nous dire, qui ne soit pas une psychanalyse appliquée, mais qui mette en mots ce qui nous captive dans ces œuvres ? Je trouve dans les abstracts des interventions des réflexions que nous pourrions étendre à tous les aspects de l’œuvre d’art : le poème ouvre la voie à la possibilité d’une énonciation, où « les choses ne cessent jamais d’être non dites » est remplacé par la voix du poème, par la passion, par l’invocation du chant poétique. C’est l’occasion de repositionner l’interprétation analytique comme un « inter-dit » entre la loi et le désir, entre l’impossible et le nécessaire ; produire un « chant poétique » est une poussée nécessaire qui ne laisse pas de choix, une urgence. Cela vaut pour cette parole poétique qui devient dite, qui touche à l’œuvre d’art ou, mieux encore, à ses artistes.

Et encore : l’art interpelle le psychanalyste dans le registre de la transmission à travers le discours, de la saisie du réel à travers les mots et les images. L’art, avec son pouvoir d’énigme, devient un indice du réel, là où le discours analytique, parfois, et pendant un certain temps, n’a plus sa part d’énigme à résoudre. Je tiens également à rappeler la lecture du travail de Kafka que nous a présentée Albert Maitre. Ailleurs, on a fait référence à la musique comme élément du commencement de la tragédie grecque, en tant qu’élément prélinguistique fondateur même de l’échange linguistique. Ainsi, dans le théâtre et le cinéma, lieux éminemment créatifs, on continue de mettre en scène la tragédie humaine. Chaque spectateur réécrit la comédie, telle qu’elle est jouée pour lui. Ces lieux d’art ont survécu dans le temps en offrant l’hospitalité à tous. Cependant, il arrive, dans des moments de grâce, face à l’art, que l’énigme de la perception et des sensations nous mette au premier plan dans le corps, pour l’écouter. Il émerge aussi parfois sur la scène du divan, lorsque l’analyste et l’analysant, imprégnés de transfert, s’offrent à ce qui peut être créé ou recréé entre eux. Les artistes, à maintes reprises et de différentes manières, ont rendu explicite cette vision dans leur poétique et il nous incombe de prendre acte que tant de sensibilité signifie également une capacité descriptive d’un être humain parlant en perpétuelle crise.

Reste, enfin, mais non des moindres, le travail du cartel qui a mis en lumière la situation déficitaire de la psychanalyse dans la législation de certains pays européens et, ici aussi, nous reconnaissons, nous qui vivons en Italie, comment la survie de la psychanalyse est parfois liée au travail des artistes qui, en parlant d’elle dans leurs œuvres, la replacent dans l’imaginaire public de leurs lecteurs et assument, dans leur récit, de faire exister réellement la psychanalyse et deviennent les promoteurs de la résistance de la psychanalyse dans des pays où elle existe, dans la culture quotidienne, uniquement sous forme de thérapie, ou justement le symptôme de son absence.

Nous aimons terminer en présentant à nouveau ce poème « lucide » Soldati de Giuseppe Ungaretti que nous avons apporté à Grenoble comme puissant exemple de la représentativité métaphorique propre à l’art et de sa capacité à dépasser même la communicativité du langage, tout en restant tous deux absolument nécessaires pour vivre dans le réel : On est/Comme en automne/Sur les arbres/Les feuilles.

Franco Quesito

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